Colore, co-design e rigenerazione urbana alla XV Conferenza del Colore

XV Conferenza del Colore: Bruno Taut e la Zukunftskathedrale

Colore, co-design e rigenerazione urbana sono i temi di cui abbiamo parlato alla XV Conferenza del Colore di Macerata partendo dalla Zunkunftkathedrale di Bruno Taut per arrivare agli interventi di co-design degli street artist contemporanei.


L’utopia pratica e le cattedrali del futuro

La visione dell’architettura – e del mondo – di Bruno Taut si sviluppa a cavalllo della transizione tra due epoche: il cambio di secolo e di assetti geopolitici dell’Europa, il passaggio tra le avanguardie artistiche – lo Jugendstil – e il Razionalismo, il ruolo dell’architetto tra vocazione estetica e impegno sociale. Una transizione che è idealmente rappresentata dalla corrente espressionistica abbracciata da molti architetti protorazionalisti – a partire dal 1919 – e che porterà alla formazione del Novembergruppe.

Coinvolto nella realizzazione di diverse Siedlungen [quartieri] a Magdeburgo (1920-24) e Berlino, T. teorizza il suo approccio al progetto il ruolo sociale dell’architettura sia negli scritti teorici, sia in quelli utopici come Die Stadtkrone (1919), Die Auflösung der Städte (1920) o Alpine Architektur (1920):

Not aesthetic, but ethical, since the aim was to give the inhabitants of the most sordid tenement and the most sinister rear court a spark of joie de vivre, however modest.

—Bruno Taut, 1919

L’ideale della cattedrale gotica che rappresenta e coinvolge la popolazione di un luogo, che dà un senso di appartenneza diventa il modello a cui tendere anche nella moderna progettazione.

Inoltre, nella sua chiamata ad una architttura colorata, il colore diventa il linguaggio  non solo di riqualificazione urbana, ma anche sociale e individuale:

Color is not expensive like molded decorations and sculptures, but color means a joyful existence. As it can be provided with limited resources, we should, in the present time of need, particularly urge its use on all buildings which must now be constructed.

—Bruno Taut, 1919

In quanto strumento povero e accessibile pressoché a tutti, il colore diventa il motivo conduttore di molti interventi realizzati da T. che gioca con le tinte per articolare piani e volumi, creare molteplicità percettiva e varietà di connotazione dei singoli elementi. Nascono così le facciate colorate di quartieri come il Gartenstadt Falkenberg (Berlin,1913-­1915), la Onkel Tom Hütte (Berlin, 1926-1931) o il fronte della Otto Richter Straße (Magdeburg, 1921).

Pratiche di co-design nella street art

Anche in tempi più recenti e in approcci alla pianificazione urbana diversi, il concetto di colore è rimasto centrale, come qualità intriseca di un luogo, capace di esprimerne la personalità e l’identità costruita e percepita socialmente dai suoi abitanti.
Gli interventi di street art condotti in diverse realtà marginali e/o di paesi in via di sviluppo, hanno dimostrato la potenzialità strategica e di attivazione che il colore porta con sé.

In particolare il duo artistico olandese Haas&Hahn,formato da Jeroen Koolhaas e Dre Urhahan (@DreUrhahn), ha lavorato in diversi contesti territoriali, porprio partendo da questi principi. Tra gli interventi realizzati, uno dei più paradigmatici è Philly Painting Project (2012) sulla Germantown Avenue a Philadelphia: un “community-driven neighborhood beautification project”. Un porgetto, cioè, che riprende quell’idea di qualificazione sociale e di bellezza come elemento strategico nella rivalorizzazione urbana.

We didn’t just show up and start painting.
We showed up and started making friends, talked to people, tried to get to know
the neighborhood. Basically, the first half-year we talked to everybody.

—Haas & Hahn, 2012

Un progetto che nasce dall’ascolto e dalla partecipazione diretta delle persone che, coinvolte, in esso si identificano.

There was a constant struggle to balance the simplicity and complexity, […], as well as to connect it all. There was a competing drive to differentiate the stores, but at the same time to make sure the final design was a cohesive and unified space.

—Haas & Hahn, 2012



Bibliografia minima:

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