Colore e accessibilità nell’ecosistema digitale

Colore e accessibilità: Ishihara Test for Colour Deficiency

Colore e accessibilità è un ossimoro? Cosa può fare un designer per rendere la vita più facile ai daltonici? Come possiamo applicare le norme WAI senza perdere la dimensione estetica delle interfacce digitali?


La  XIII Conferenza del Colore (Napoli, 4 e 5 settembre 2017) è un’occasione per riflettere su queste domande e, proprio in un luogo in cui si parla di colore, ragionare criticamente sul ruolo del design nei confronti di chi, i colori, non li vede!
A maggior ragione, in un mondo mobile, interconnesso, dove fisico e virtuale si confondo tra loro, colore e accessibilità nell’ecosistema digitale diventano un paradigma di approccio alla progettazione for all anche in altri ambiti e applicazioni.

UN MONDO IN SCALA DI GRIGI

Le statistiche dicono che circa l’8,5% della popolazione mondiale è daltonico – 350 milioni di persone – con una netta prevalenza maschile (8%). Sebbene la mancata o parziale visione dei colori non sia, di per sé, una disabilità, tuttavia può costituire un problema nell’interazione quotidiana.
Spesso non ci facciamo nemmeno caso, ma il colore può essere uno strumento fondamentale di comunicazione, che si tratti della mappa di una metropolitana, del semaforo, dei messaggi di errore di un sistema interattivo, ma anche della moda, del gioco etc.

Semaforo Uni-sign di Yankostudio
Colore e accessibilità nella segnaletica: Uni-Sign the universal signal light suitable for color blind and every one else. Progettato nel 2009 dallo studio sud coreano Yanko Design (Font: http://www.yankodesign.com)

COLORE E ACCESSIBILITÀ NELL’ECOSISTEMA DIGITALE: NORME WAI ED EMPATIA

L’approccio Universal design inaugurato dall’architetto Roland L. Mace nel 1998 e promosso in Europa da Design for All, trova la sua applicazione digitale nelle linee guida WAIWeb Accessibility Initiave.

Con l’introduzione nel 2010 del Flat Design da parte della Apple, seguita da Android con Material Design e poi dalla Universal Windows Platform, il colore è diventato uno dei temi portanti del design delle interfacce mobile di seconda generazione. I colori sono diventati saturi, artificiali, scelti e composti per otttenere forti contrasti, con il rischio di rendere la vita dei daltonici ancora più complicata…

Tuttavia le indicazioni tecniche che vengono suggerite dalle WAI sono abbastanza pratiche e replicabili all’interno dell’intero ecosistema digitale. Per esempio, si suggerisce di fornire alternative agli elementi e ai solo visuali, come testi o non basare la comunicazione solo sul colore. Chi non può vedere i colori, ma anche persone con dipaly monocromatici, altrimenti, non possono interagire o fruire delle informazioni. È il caso di messaggi di errore visualizzati tramite box rossi o avvisi su sfondo giallo.

Più in generale, nella seconda versione delle WCGA 2.0 del 2002 si ribadisce la necessità di rendere percepibile l’informazione, garantendo un buon contrasto tra gli elementi, una buona leggibilità e un corretto rapporto tra lo sfondo e il primo piano.

Le alternative per realizzare questi obiettivi in termini progettuali sono molte:

  • associare al messaggio cromatico un simbolo o un’icona
  • utilizzare texture anziché campiture piatte per discriminare le informazioni, per esempio nei grafici
  • affiancare un testo esplicativo, anche se può sembrare ridondante
  • utilizzare tavolozze di colori chiaramenti visibili anche ai daltonici, come gli otto selezionati nella CUD Japanese Color Universal Design Color Palette o la palette proposta dal designer Brian Suda (@briansuda)
  • utilizzare le visualizzazioni dei software grafici, come Adobe Photoshop, Sketch o i plugin dei browser, che simulano le diverse forme di visione dei daltonici
Colore e accessibilità nell'ecosistema digitale: simulazione realizzata in Photoshop della visione in caso di daltonismo/deuteranopia.
Colore e accessibilità nell’ecosistema digitale: simulazione realizzata in Photoshop della visione in caso di daltonismo/deuteranopia.

Secondo Danielle Bayle (@danellesheree), infatti, mettersi nei panni dei propri utenti è il modo migliore per capirne le necessità e i problemi ed essere empatici e, al contempo, salvaguardare la dimensione estetica del progetto.

The power of the Web is in its universality. Access by everyone regardless of disability is an essential aspect

—Tim Berners-Lee

THE NEXT BIG THING(S)

Oltre alle strategia che possono essere messe in atto per ovviare ai problemi di interazione, si stanno sviluppando altri modelli possibili per affrontare l’accessibilità in termini di visione e di colore.

Da un lato abbiamo esperienze come quella di ADD Color Sistem proposta da Miguel Neiva (@ColorADDApp). Un approccio progettuale sistemico, sia per il mondo fisico che per quello digitale in cui, al glossario cromatico ne viene affiancato uno iconale componibile (puoi vedere come funziona nell’ articolo sul X IA Summit 2016).

Dall’altro, si stanno sviluppando occhiali come gli EnChroma Glasses in grado di correggere il probleme dal punto di vista ottico, permettendo alle persone che li indossano di vedere a colori. La cosa che sorprende è la reazione emotiva e di commozione delle persone che, indossandoli, vedono il mondo per la prima volta.


Somewhere over the rainbow. Color blindness and user interface design: a critical review in the era of digital ecosystems, XIII Conferenza del Colore, Napoli 4-5 settembre 2017 1

Leggi/cita l’articolo:

Bollini, L. (2017). Somewhere over the rainbow. Color blindness and user interface design: a critical review in the era of digital ecosystems. In F. Valan and V. Marchiafava (Eds.). XIII Conferenza del Colore. Vol. XIII b. Napoli: Gruppo del Colore


Colonna sonora del post: cover di Somewhere over the rainbow by Israel IZ Kamakawiwo’ole, 1993

Note:

  1. Ho scelto come copertina delle slide Notte stellata di Van Gogh (1889) perché secondo Kazunori Asada, un ricercatore giapponese con un PhD in Medical Science e Media Design, anche l’artista era daltonico: The Day I Saw Van Gogh’s Genius in a New Light

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