Consigli a un* aspirante visual o interface designer (anche se non sono Virginia Wolf)

Molti autori affermati, da Rilke a Virginia Wolf, hanno scritto avvisi e consigli a giovani che volevano intraprendere la loro stessa carriera, in modo che potessero far tesoro della loro esperienza. O, come cantava De Andrè, poiché “si sa che la gente dà buoni consigli, se non può più dare cattivo esempio”.


Qui, è dove, a mia volta, provo a dare i miei buoni consigli a chi vuole intraprendere la carriera del visual o interface designer e deve debuttare nel modo professionale presentandosi con un CV e, possibilmente, un portfolio grafico. Sono quelli che condivido con gli studenti dei corsi di Visual Design e Comunicazione Visiva e Design delle Interfacce a Milano-Bicocca per il tirocinio nel settore comunicazione/design/web/ux o social/new/digital media-la qualunque:

1. Il formato europeo è il male!

Nel settore il CV in formato europeo è visto malissimo, spesso finisce direttamente nel cestino, virtuale o reale che sia. Sono ambiti dove anche il modo in cui vi presentate conta, non solo l’esperienza e i contenuti.

2. One-page-CV o giù di lì

Al momento sono di moda CV molto sintetici – basati spesso su infografiche – che in una sola pagina riassumono tutto ciò che avete fatto/sapete fare.
Un esempio può essere quello di Marissa Mayer: se l’ex CEO di Yahoo! si racconta in una facciata, ce la potete fare anche voi 😉
On line ci sono siti per realizzarli agevolmente (come Visulize.me o ResumUp), oppure datevi da fare con Illustrator InDesign 1.

3. Portfolio

Specialmente per le posizioni di visual/graphic/web/UI design è bene preparare anche un portfolio in cui presentare i progetti realizzati anche se solo a livello didattico oppure avere pagina su Behance.
Mettete esperienze significative per il settore, specificando bene, se si tratta di progetti reali o scolastici e quale è stato il vostro ruolo/contributo specifico.
Meglio ancora se, magari, siete già iscritti all’AIAP, Associazione italiana design della comunicazione visiva come studenti o socio professionista junior e siete già tra i Soci in Galleria.
Comunque sia, la parola d’ordine è selezione! Non mettete ogni sgorbio che avete prodotto, anche se la maestra vi aveva dato “bravo”. Pochi progetti – i migliori in assoluto – valorizzati dalla presentazione, che è, essa stessa, un progetto per presentarvi.

Su cosa mostrare e cosa no nel portfolio vi rimando all’articolo A more in-depth look at designers’ portfolios di Davide (@folletto) Casali per Automattic

4. Hobby e soft skills

  • Volontariato e gruppi scout, collezioni di bambole di marzapane, cosplay, battaglie in cotta medievale ed alabarde, bartender e garage band vanno negli “altri interessi” in coda a tutto.
  • Musica, libri, sport e viaggi sono francamente stereotipati e, come le formulette sul lavoro in team e l’attitudine a coordinare plotoni di colleghi, altrettanto insignificanti.
  • Specificate piuttosto, che siete appassionati dei video musicali di Michel Goundry, che avete la filmografia completa di George Lucas, che avete fatto il Cammino di Santiago due volte o che non perdete una serata dell’Ux Book Club. Date un’idea specifica delle vostre passioni e del perché dovrebbero scegliere proprio voi.

5. Competenze linguistiche

Non bluffate sulle conoscenze linguistiche perché poi vi ritroverete a portare pen on the table insieme ai caffè.

6. Competenze informatiche

  • Sapere mettere allegati alle mail, immagini in Word e fare i conti con xls vanno di pari passi con saper leggere e scrivere nella vostra generazione. Non fatevi considerare degli analfabeti digitali.
  • Specificate quali software della Adobe Creative Cloud sapete (realmente!) usare e a che livello. Attualmente vanno di moda Sketch, Axure e InVision, ma non vi ci affezionate troppo.
  • Elencate i linguaggi di programmazione, scripting e markup, piattaforme e/o framework etc.e relativa competenza. HTML5 e CSS3 e WordPress sono il minimo sindacale, javascript ancora meglio, una spolverata di PHP+MySQL è gradita, idem per Bootstrap e Python.

PS. Non affezionatevi troppo alle tecnologie, ai software ai linguaggi perché il mondo del digitale è caduco: basta guardare cosa è successo a Flash!

Attenzione: spesso, se vi candidate come qualcosa-designer, vi verrà chiesto di fare un lavoro pratico per dimostrare il livello di maturità progettuale e operativa: non dite che siete un front-end developer se non riuscite a far stare a posto due DIV affiancati o non sapete linearizzare una UL per farne un menu orizzontale… O che siete un grafico se utilizzate Comic Sans e il giustificato forzato :-O!

comica sans font
Visual o interface designer?! A Vincent Connaire (@VincentConnare) fischiano sempre le orecchie… (Fonte: https://gizmodo.com/5592503/just-dont-use-comic-sans-ok)

7. Social media e reputazione

Chiunque vi debba scegliere, vi googlerà per vedere cosa la rete dice di voi e sbircerà in ogni social media in cui riesce a scovarvi.

  • Dove avete un profilo pubblico e aperto – per esempio in LinkedIn, Twitter, G+ [RIP], Vimeo, Pinterest o Beanche – cercate di essere puliti e ordinati e sufficientemente veri, ma professionali. Le foto del profilo, pur con una certa dose di ironia o originalità, dovrebbero essere abbastanza tradizionali, aggiornate e significative. Evitate costumi da bagno, controluce, ombre proiettate, foto dei figli, del matrimonio, del compleanno del cane. È meglio se comparite da soli: nel dubbio potrebbero cercare di assumere gli altri al vostro posto… Non lasciate l’avatar di default: fa subito profilo/account incolto.
  • Se usate Facebook, Instagam, Youtube, Snapchat e tutto quello che di nuovo verrà o bazzicate per gruppi, gestite prudentemente la vostra visibilità personale utilizzando filtri e  livelli di privacy. Non c’è nulla di più duraturo dell’effimero, in rete.

8. Se mandate il CV per mail

Ricordatevi di inserire un subject significativo nella mail, accompagnate il file con max 3/5 righe per circonstanziare la richiesta:

  • state rispondendo a un annuncio? Se sì, quale e perché dovrebbero prendere proprio voi.
  • Vi candidate spontaneamente facendo leva su qualche spunto specifico suggerito dall’azienda? Sottolineate perché ci terrese a lavorare per/con loro.
  • Come sopra, ma offrendo un vostro specifico e imperdibile contributo? Evidenziatelo, ma evitate di pavoneggiarvi. Se foste così fighi probabilmente sarebbero venuti a cercarvi loro…

Siate brevi, sintetici, educati e non sporcate in giro. Ricordatevi che siete voi che state chiedendo qualcosa e non viceversa. Ed evitate, magari, di candidarvi al ruolo di amministratore delegato come prima esperienza.

In certi ambienti email diverse da @gmail – e possibilmente con la forma nome.cognome e poco altro – sono guardate con sospetto o tenerezza: l’account su @hotmail o @libero fanno molto anni ’90. I più geek vi scarteranno a priori!

Non chiamare il file del CV CV!
Twitter regala sempre perle di saggezza 😉

9. Se arrivate fino a lì…

Non ci sarebbe bisogno di dirlo, ma se arrivate fino al colloquio siate puntuali, che significa 5 minuti prima!2. Presentatevi “agghindati” secondo il dress-code del posto di lavoro e posizione per cui vi state candidando. E no, non è proprio il caso di andarci accompagnati dalla mamma, papà, fidanzat* e altri parenti stretti o di ennesimo grado, anche a quattro zampe.

E prima del colloquio, ripassate o studiate i fondamentali dello user experience e dell’interface design, in bocca al lupo! 😉


Bibliografia minima:

  • Wolf, V. (2012). Consigli a un aspirante scrittore, 3a ed.. Milano: Rizzoli
  • Rilke, R.M. (2014). Lettere a un giovane poeta. Milano: Adelphi (ed. Originale 1929)

Bonus track

Scrivere il curriculum, da Vista con granello di sabbia di Wislawa Szymborska

Cos’è necessario?
È necessario scrivere una domanda,
e alla domanda allegare il curriculum.

A prescindere da quanto si è vissuto
il curriculum dovrebbe essere breve.

È d’obbligo concisione e selezione dei fatti.
Cambiare paesaggi in indirizzi
e ricordi incerti in date fisse.

Di tutti gli amori basta quello coniugale,
e dei bambini solo quelli nati.

Conta di più chi ti conosce di chi conosci tu.
I viaggi solo se all’estero.
L’appartenenza a un che, ma senza perché.
Onorificenze senza motivazione.

Scrivi come se non parlassi mai con te stesso
e ti evitassi.

Sorvola su cani, gatti e uccelli,
cianfrusaglie del passato, amici e sogni.

Meglio il prezzo che il valore
e il titolo che il contenuto.
Meglio il numero di scarpa, che non dove va
colui per cui ti scambiano.

Aggiungi una foto con l’orecchio scoperto.
È la sua forma che conta, non ciò che sente.
Cosa si sente?
Il fragore delle macchine che tritano la carta.


Qualsiasi ulteriore suggerimento basato su esperienza di vita vissuta è gradito! Condividetemelo nei commenti o sui canali social 🙂

PS. Per chi non lo avesse riconosciuto, quello della foto, è Dustin Hoffman ne Il laureato.

Note:

  1. Grazie a Giovanni della Bona aka @imparofacile che ci suggerisce un altro paio di risorse: un articolo con suggerimenti per creare CV grafici e diversi modelli di Canva
  2. E grazie a Luca Chiappetti aka @ChiLuca70 responsabile delle politiche attive per il lavoro di Articolo 1consulente del lavoro ed esperto di formazione