Gli Esercizi di stile di Queneau come palestra di retorica visiva

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Esercizi di stile di Raymond Queneau è la palestra per iniziare a lavorare sulla retorica visiva che uso con gli studenti di Visual Design del CdL in Scienze Psicosociali della Comunicazione dell’Università di Milano-Bicocca.


Esercizi di stile di Raymond Queneau esce per la prima volta in Francia nel 1947. In Italia il testo viene magistralmente tradotto da Umberto Eco e pubblicato da Einaudi nel 1983 che lo ripropone nel 2001, a cura e con la postfazione di Stefano Bartezzaghi.

99 VERSIONI, UN UNICO SPUNTO

Lo spunto per 99 variazioni stilistiche è un episodio di ordinaria quotidianità, ripartito in tre scene. Le prime due unite da un continuum spazio-temporale, la terza differita e agita in uno scenario altro: la stazione di Saint Lazare.
Il racconto banale diventa la base su cui tessere le molte varianti retoriche, linguistiche, sintattiche e percettive. Alle figure vere e proprie – come il Metaforico o le Sinchisi – si affiancano declinazioni giocate sulla dimensione idiomatica, come gli Inglesismi, fino alla scomposizione estrema della sintassi di Parti del discorso.
Gli stili, non sono solo formali, bensì giocano anche sul cambio di prospettiva o sull’ambiguità del punto di vista tra io-narrante, protagonista e antagonista come nel caso delle Contro verità o dell’Aspetto soggettivo. Fino a spingersi al confine del puro visibile o sinestesico in cui – Arcobaleno, Onomatopee, Interiezioni – il verbale è solo lo strumento per creare sensazioni, suoni ed emozioni.

LA VARIAZIONE COME RICERCA POETICA

Anche l’ispirazione trova spunto proprio nella musica, come dichiara Queneau nell’introduzione all’edizione francese del 1963:

Durante una conversazione con Jacques Bens, Michel Leiris si ricorda che «nel corso degli anni Trenta, noi (io e Michel Leiris) abbiamo ascoltato assieme l’Arte della Fuga, in un concerto in programma alla Sala Pleyel. Ricordo la passione con cui l’abbiamo seguita e che, uscendo, ci siamo detti che sarebbe stato molto interessante fare qualcosa del genere sul piano letterario (considerando l’opera di Bach non tanto dal punto di vista del contrappunto e fuga, quanto come costruzione di un’opera mediante variazioni che proliferano pressoché all’infinito attorno a un tema abbastanza scarno)».
Ho scritto Esercizi di stile ricordandomi davvero, e del tutto consapevolmente, di Bach e particolarmente di quell’esecuzione alla Sala Pleyel.

—Raymond Queneau

La variazione, diventa lo spunto per sperimentare la gamma e le potenzialità espressive del linguaggio che si sta utilizzando, come in molte forme delle arti figurative.
È il ripetersi e il riconfigurarsi di iconografie classiche, come l’ossessiva riporposizione ed elaborazione delle Pietà di Michelangelo, fino alla sintesi estrema ed incompiuta dell’ultima, la Rondanini.

Le pietà di Michelangelo: esercizi di poetica e retorica visiva
Michelangelo Buonarroti: Pietà Vaticana, Pietà Bandini, Pietà Rondanini. (Foto: Wikimedia)

Sperimentazione presente anche in molti artisti, da Rubens che usa il suo stesso volto come luogo dell’evoluzione e della pratica della propria poetica pittorica, o Picasso, con la continua elaborazione del ritratto cubista e del viso femminile come tema di ricerca espressiva ed estetica. Tra contemporanei spicca il Warhol del “ciclo” degli incidenti stradali in cui adotta la temporalità dei fotogrammi di una pellicola, o la successione dello scatto fotografico per ripetere e modulare il messaggio. Lo stesso autore, quando sperimenta la serializzazione pop dell’arte nell’epoca della sua ripoducibilità tecnica e e della trasposizione linguistica, sposta il dibattito da un livello formale a quello semiotico e concettuale.

LA PRATICA DELL’INTERTESTUALITÀ

Il libro di Queneau ha comportato un notevole sforzo di traduzione. Il lavoro di Eco è stato un esercizio in equilibrio tra la forma originaria e la restituzione del senso sia linguistico che narrativo di ogni singolo texticules, come egli stesso afferma:

In breve nessun esercizio di questo libro è puramente linguisitco, e nessuno è del tutto estraneo alla lingua. In quanto non è solo linguistico, ciascuno è legato all’intertestualità e alla storia. In quanto legato a una lingua è tributario del genio della lingua francese. In entrambi i casi bisogna, più che tradurre, ricreare in un’altra lingua ed in riferimento ad altri testi, a un’altra società, e un altro tempo storico.

—Umberto Eco

Non si tratta, infatti, di una traduzione letterale, bensì di una sorta di riscrittura che mette in gioco le capacità autoriali anche del suo interprete.
L’intervento di Eco cuce il testo orginiario e la sua versione italiana tramite un lavoro di connessione intertestuale ovvero una trasposizione di uno o più sistemi di segni – in questo caso il francese – “in un altro, accompagnata da una nuova articolazione della posizione enunciativa e denotativa[1] secondo la concezione proposta da Julia Kristeva.

ESERCIZI DI RETORICA VISIVA

Anche la pratica dell’interpetazione visiva degli esercizi di stile si basa sul concetto di intertestualità e di interazione tra i due sistemi segnici: da un lato quello verbo-notazionale della scrittura, dall’altro quello grafico.
La richiesta è, infatti, di esprimere tramite gli elementi del linguaggio visivo –come colore, forma, spazio, ritmo, contrasto etc. – la narrazione del singolo stile restituendone il mood.
Lo scopo è l’affinamento degli strumenti della retorica visiva – o verbo-figurale, come la definisce Anceschi nel testo nato dal convegno Retorica, verità, opinione, persuasione tenutosi a Cattolica nel 1985 [2] – partendo dalla forma verbale, più famigliare.

Gli studenti vengono,perciò, invitati a tradurre nel registro linguistico grafico-visivo il racconto senza l’ausilio del computer o di altri strumenti digitali. L’intento è quello di farli focalizzare sul tema, sul nucleo narrativo e concettuale, sulle forme espressive anziché sul mezzo, affinché non siano limitati, nella loro ricerca, dalla competenza/conoscenza del software e dai suoi pattern stereotipati.

Immagini di alcuni progetti realizzati dagli studenti/esse dell’a.a. 2016-17. Vediamo se indovinate gli stili 😉


Bibliografia minima

1. Kristeva, J. (1974). La rivoluzione del linguaggio poetico. L’avanguardia nell’ultimo scorcio del XIX secolo: Lautréamont e Mallarmé. Venezia: Marsilio
2. Eco, U. e Fenocchio, G. (a cura di) (1986). Le ragioni della retorica. Modena: Mucchi Editore


Per approfondire:

Regalami un libro! 🙂

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