Neo-local design 2019: il fare e il dire progettuale

Neo-local design, Alghero 2019: Summer School

Neo-local design è la summer school organizzata dal Dipartimento di Architettura, Design e Urbanistica dell’Università di Sassari, sulle coste della Sardegna per parlare e progettare comunicazione, territorio e complessità.


Questa scuola è una bella occasione di conoscenza – culturale e personale – e di incontro con colleghi e studenti nell’atmosfera ancora estiva di Alghero.

Organizzata da Nicolò Ceccarelli, professore di Design dell’Università di Sassari – ideatore della conferenza internazionale 2CO Communicatin Complexity (@2COConference) di cui trovate qui un report della seconda edizione: Tenerife 2017 – e di tante altre iniziative che hanno come fulcro il rapporto tra comunicazione, digitale, animazione e dimensione locale, la summer school Neo-local design 2019 ha visto alternarsi diversi momenti formativi e di confronto.

Il fare progettuale

Neo-local design, Alghero 2019: il fare progettuale
Neo-local design, Alghero 2019: il fare progettuale

Tre i workshop coordinati di professori e professionisti di settore, che hanno sviluppato – a partire dalla tematica comune legata al territorio – progetti di comunicazione articolati tra l’animazione, il branding e l’infovisualisation tridimensionale.

  • Animazione Stop Motion: Eleni Mouri & Vincenzo Maselli (@VincenzoMaselli)
  • Coding e design grafico generativo.:  Alfredo Calosci (@alfredocalosci) & Attilio Baghino
  • Design espositivo portatileNicolò Ceccarelli (@nic_cec) & Marco Sironi

Molto interessanti le soluzioni concettuali trovate dai gruppi di lavoro. Dalle animazioni  astratte giocate sul bianco e nero della conflitto morale di Serenelli, assasino di Santa Maria Goretti, che scontò parte della pena nei carceri di Olbia, Nuoro e Alghero, alle identità generative del sistema archeologico algherese basate sullle simbologie presenti nei siti della zona.

Infine, il tema trasversale delle carceri, viene sviluppato in una duplice dimensione narrativa ed esperienziale nel terzo workshop, ampliando la riflessione anche al modo in cui le diverse società concepisco e gestiscono la detenzione sia a livello culturale, sia a livello dell’organizzazione dello spazio e della routine all’interno di una prigione. Le scatole espositive presentano visualizzazioni metaforico-tridimensionali dei dati statistici.

Il dire progettuale

A conclusione della summer school tre presentazioni.

Design Challenges. When design becomes useful di Loredana di Lucchio, professore di Design alla Sapienza di Roma che presenta i metodi e i risultati dei laboratori di design sviluppati su tematiche sociali e di sostenibilità con gli studenti dell’ateneo romano.

Molto interessante l’approccio progettuale e, soprattutto, l’immediatezza e la capacità di comunicare il progetto – con un’animazione video – ai pubblici che ne saranno poi i fruitori diretti, come nel caso del pronto soccorso pediatrico in cui le soluzioni pensate per i piccoli pazienti e i loro care-giver supera la dimensione burocratica, per esempio dei codici di ingresso/gravità, in favore di un’esperienza più rassicurante.

 

L’intervento di Nicolò Ceccarelli spiega il concept e gli sviluppi operativi dall’esperienza di allestimento da strada sviluppata in occazione de Il carcere aperto. Fatto con wunderkammern portatili che mostrano aspetti significativi della vita carceraria e dei detenuti della Casa di Reclusione di Alghero e della vocazione di “Isola delle carceri” svolta negli ultimi secoli dalla Sardegna.

 

E il mio contributo Geographies of experience. People, places, interactions in cui ho cercato di interpretare il neo-local design come rapporto tra locale/globale, partecipazione e tecnologie digitali.

Leave a Comment

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *