Donne e start up al primo Innovation Pub del 2018

Innovation Pub: donne e start up

Il primo Innovation Pub del 2018 introduce il tema del rapporto tra donne e start up, tra imprenditorialità e innovazione al femminile, con tre testimonianze di successo: OrangogoWorkWideWomen e MaternityAsAMaster.


L’Innovation Pub è un format di conferenze/aperitivo che si svolge da qualche anno presso la cafeteria dell’Hangar Bicocca promosso dall’Università di Milano-Bicocca.

Il primo evento proposto nel 2018 è dedicato a donne e start up: Innovazione e imprenditorialità. Donne di successo alla guida di strat up e vede come ospiti Fausta Pavesio, Advisor e Angel Investor e tre donne fondatrici di startup: Giulia Pettinau di Orangogo, Linda Serra di WorkWideWomen e Riccarda Zezza di MaternityAsAMaster.

Investire sull’innovazione al femminile

Una delle questioni più critiche, nel dibatitto mitologico sulle start up, è quella degli investimenti gestiti dai/dalle Business Angel o Venture Capitalist. Sono queste le figure che devono essere capaci di comprendere e prevedere il mercato nei suoi continui e rapidi cambiamenti, per cogliere e finanziare le opportunità di innovazione offerte dalle start up.

Tre sono gli elementi su cui si fonda una buona iniziativa imprenditoriale: le cosiddette soft skills, le competenze tecnologiche e il supporto degli investitori. La serata annuncia anche la call di Gellify Group1 rivolta alle donne che vogliano mettersi in gioco e lanciare progetti di start up innovative. La data non è ancora definitiva, ma si parla di una progetto a livello europeo per la fine del prossimo mese: stay tuned!

Perché e come diventare Woman Angels

Fausta Pavesio, introducendo la serata, presenta lo stato dell’arte degli investimenti al femminile. In particolare, da veterana, evidenzia sia i motivi per cui alcune donne – secondo una ricerca europea che ha coinvolto circa seimila donne in sei paesi e a cui hanno attivamente partecipato in 640 – diventano business angel, sia i problemi che affrontano quando vogliono diventare investitrici, starupper o imprenditrici.
Il profilo che sembra emergere dai dati è quello di donne tra i 30 e i 50 anni con una 20ina di anni di esperienza professionale, propense ad un investimento di medio/lungo periodo (dai 5 ai 7 anni per un ritorno in caso di successo della start-up).

Motivazioni
Tra le motivazioni emergono soprattutto aspetti di tipo sociale, come una forte propensione al give back in un circolo virtuoso di mentorship da parte di chi, con errori e successi, si è già messa in gioco. La sfida intellettuale, la voglia di mettersi in gioco, di continuare a imparare, ma anche di divertirsi sono gli altri aspetti ricorrenti.

Ostacoli
Tra gli ostacoli da affrontare le mancanze: di modelli, soprattutto femminili con cui identificarsi, di informazioni, di tempo, di confidenza nelle proprie capacità e nelle proprie competenze finanziarie e una certa avversità, molto culturale in un paese come l’Italia, al rischio.

Soluzioni
Tra le soluzioni possibili: la condivisione di esempi e casi studio, ma, in primo luogo, un supporto peer to peer sul modello americano recentemente descritto in Impact with wings. Fare network, avere un rapporto diretto tra startupper e mentore, l’attività di sindacation, insomma, l’unione fa la forza sembra il mantra per superare le paure e buttarsi.

Donne e start up: tre casi studio di successo

Giulia Pettinau di Orangogo
Prima ancora che dall’idea imprenditoriale in sé, Giulia Pettinau racconta di come sia partita dall’idea e dalla passione di realizzare un’attività che avesse un impatto sociale occupandosi del benessere psico-fisico delle persone. Il risultato è un motore di ricera, basato sempre più sull’intelligenza artificiale, per la pratica di una attività fisica rivolta a quella nicchia di 14 milioni di persone sportivamente attive in Italia.
#BeTheChange il suo motto, la vocazione quella di dimostrare che anche facendo innovazione sociale ci sono vantaggi economici.

dobbiamo lottare e vincere a suon di risultati per sradicare l’idea che la gentilezza sia un segno di debolezza.

—Giulia Pettinau

Linda Serra di WorkWideWomen
Con molta auto ironia, Linda Serra racconta le difficolta di essere donne starupper, anche dal punto di vista personale. La piattaforma di welfare si prefigge di diminuire la disoccupazione femminile soprattuto nel campo delle tecnologie e dell’ICT e lo fa lavorando su due fronti: quello delle donne e del loro formazione e quello delle aziende con attività b2b.
Selezionata dal Working Capital di Telecom Italia nel 2014, la piattaforma di social learning cerca di prefigurare le professioni del futuro e di intercettare le esigenze del mondo del lavoro sfruttando la formazione come volano per fare innovazione. La risposta che Linda si è sentita spesso dare, rispetto al coinvolgimento delle donne nel settore ICT:

Per trovare una donna nel settore ICT ci metto tre volte il tempo che impiego a trovare un uomo.

Riccarda Zezza di MaternityAsAMaster
Autrice di La maternità è un master, pubblicato nel 2014, da qui è partita per ralizzare l’omonima start-up. Dopo 15 anni come dipendente, nel 2012 si è messa in proprio e da allora 15 aziende hanno comperato il modello MAAM al punto che ora MAMM si sta ricapitalizzando per 1,5 milioni di euro anche grazie ad attività di crowdfunding.
Per vocazione, dice, rompe le scatole 😉 ovvero rompe gli schemi mentali, organizzativi che rischiano di diventare scatole vecchie, limiti per la crescita, l’evoluzione e l’apertura alle nuove tecnologie della imprese.
L’innovazione, infatti, è come un pulcino: fragile e da proteggere all’inizio. Come nelle fasi della vita, tuttavia, deve essere in grado di crescere e, in un’ottica di leadership generative, deve poterti poi lasciare: crescere autonomamente, abbandonarti e diventare più forte di te.


Bibliografia minima:

Note:

  1. Per dovere di cronaca: guardando sul sito, nel gruppo del team/soci fondatori dell’azienda, ça va sans dire, non c’è nemmo una donna…

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