5 libri architettura dell’informazione e una conferenza, per visual e interface designer

5 libri di architettura dell'informazione per prepararzi al WIAD di Trento 2018

Qui è dove vi propongo una selezione di libri di Architettura dell’Informazione classici e indispensabili, soprattutto per visual e UI designer, che vogliano approcciare e approfondire l’argomento in vista del WIAD 2018 a Trento 😉


La selezione, ovviamente, non è stata facile! Ci sono molti libri di architettura dell’informazione ottimi, ma, dopo un po’, si rischia di trovare temi e argomenti molto simili, anche se trattati da autori e secondo prospettive differenti. La scelta, quindi cerca di restituire un percorso vario – dalla nascita della disciplina alle sue evoluzioni più recenti – che comprenda sia gli aspetti teorici e culturali che quelli più pratici e professionali.

1. Wurman, R. S. (1997). Information Architects. New York: Graphis Inc

Wurman è considerato l’inventore del termine architettura dell’informazione, da lui usato nell’articolo Beyond Graphics: The Architecture of Information scritto con Joel Katz nel 1975 e ripreso alla American Institute of Architecture Conference nel 1976 1. Il libro del ’97 è sicuramente il testo fondativo della dicliplina, tuttavia, per motivi affettivi, preferisco Information Axiety 2 scoperto durante il periodo di studi negli Stati Uniti.

Non è questo il post, ma Wurman è anche uno degli inventori del TED Talk e autore di bellissimi progetti di mappe e guide turistiche come le ACCESS travel guides del 1962 e U.S. Atlas del 1991, assolutamente innovativi quando vennero pubblicati.

I’m terribly fascinated with things that I don’t undestand.

—Richard Saul Wurman

2. Morville, P. & Rosenfeld L. (1998). Information Architecture for the World Wide Web. O’Reilly

Ai due autori si è aggiunto Jorge Arango (@jarango)2, nella 4a edizione pubblicata nel 2015. Il colophon della prima recitava, come intento del libro, ma soprattutto della disciplina dell’Architettura dell’Informazione che si stava allora affermando nel mondo digitale dei siti web:

Learn how to merge aesthetics and mechanics to design Web sites that “work.” This book shows how to apply principles of architecture and library science to design cohesive Web sites and intranets that are easy to use, manage, and expand. Covers building complex sites, hierarchy design and organization, and techniques to make your site easier to search.

Non avrebbero bisogno di altre presentazioni, ma ci provo…  😉
Peter Morville ha curato fino al 2014 il blog findability.org. Tra i vari testi di cui è autore ho particolarmente apprezzato – per i miei studi sulle mappeAmbient findability  dove riprende il concetto di trovabilità e ragiona sulle strategie che mettiamo in atto per orientarci sia in ambito spaziale che digitale.
Louis Rosenfeld è un Information scientis che ha contribuito a fondare con Christina Wodtke (@cwodtke) l’IA Institute nel 2002 e l’omonima casa editrice Rosenfeld Media specializzata in libri di architettura dell’informazione, user experience e user centered design.

3. Resmini, A. & Rosati, L. (2011). Pervasive Information Architecture. Designing Cross-Channel User Experiences. Morgan Kaufman

Il libro introduce alla crescente complessità dell’IA e ad una serie di fenomeni evolutivi del digitale. Resilienza, agile e progettazione cross-channel sono alcuni dei temi sviluppati nel volume. L’approccio è sia culturale che concreto. I concetti e i fenomeni vangono illustrati da casi studio che ne dimostrano l’applicabilità nella pratica progettuale e professionale.

Che dire di Andrea (@resmini) e Luca (@lucarosati)? Sono tra i fondatori di Architecta, e animatori della comunità che ha iniziato a formarsi con il primo Summit Italiano di Architettura dell’Informazione che si tenne a Roma nel 2006.
In questi anni di strada se ne è fatta tanta insieme e grazie a loro!

4. Van Dijk, P. (2003). Information Architecture for designers. London: Rotovision

Libro, purtroppo, molto datato: nel digitale, in 15 anni, sono passate ere e rivoluzioni! Tuttavia, propone un approccio specifico per progettisti, intesi soprattutto come front-end/web/interface/visual designer. Anche dal punto di vista editoriale si discosta dagli altri per la ricchezza delle immagini e dei diagrammi. Inoltre propone una sezione dedicata ai famigerati wireframe.

5. Spencer, D. (2010) A Practical Guide to Information Architecture. Ux Mastering

Originariamente è stato pubbblicato da Five Simple Steps, casa editrice specializzata in digital design che purtroppo ha chiuso i battenti. La seconda edizione è disponibile nel solo formato digitale ed è stata arricchita di nuovi contributi grafici.

Il libro è molto articolato e abbraccia tematiche che vanno dall’AI, in senso stretto, alla ricerca utente, dai contenuti al testing dei sistemi di navigazione. Gli aspetti progettuali e le prassi operative sono, anche qui, illustrate da casi studio reali anche tratti dal mondo della pubblica amministrazione. Sul sito sono inoltre disponibili contenuti e strumenti aggiuntivi come templates, il poster in .pdf,  un video di training, etc.

Donna Spencer, (@maadonna) ha inoltre scritto Card sorting. Designing usable categories per Rosenfeld Media ed è una delle poche voci femminili del settore, come ricordato in un recente dibattito nato dal post The Only UX Reading List Ever pubblicato da Simon Pan su Medium.
E sì, lo so che anche Abby Covert ha scritto il libro How to make sense of any mess, ma, al di là della pretenziosità del titolo, non mi è proprio piaciuto! Vedete voi 😉

E la conferenza: Summit Italiano di Architettura dell’Informazione

Nata, come ricordato, nel 2006, il Summit è, per me, uno degli appuntamenti annuali e dei punti di riferimento insieme al WIAD. Un luogo dove rivedere gli amici e i colleghi e dove ascoltare cosa sta succedendo nel mondo, non solo in Italia ;), dell’Architettura dell’Informazione.


Per approfondire:


 

Note:

  1. per una sintetica storia dell’architettura vi rimando all’articolo di Resmini e Rosati, 2011
  2. Del perché non dovreste dare retta a Wikipedia, o quantomeno incrociare altre fonti. E, no, Arango non è morto! 🙂Wikipedia: Jorge-Arango-information-architect

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